Il cambiamento passa per l’amigdala. Una piccola parte del cervello che può essere ri-educata a stimolare nuovi comportamenti.

Quante volte succede che, anche quando abbiamo lavorato a lungo su di noi per superare vecchi modi di comportarci e vecchi schemi di percezione della realtà, ci ritroviamo a fare i conti con atteggiamenti e comportamenti che continuano a scattarci dentro in modo automatico e sempre uguale?. Le neuroscienze spiegano che ciò è correlato al funzionamento dell’amigdala, una piccola parte a forma di mandorla posta nel profondo del nostro cervello. L’amigdala dal greco amygdálē -‘mandorla’, è composta di almeno 10-12 aree con diverse funzioni e varie suddivisioni interne, e appartiene al sistema limbico, cioè alla parte più antica del cervello umano, responsabile dell'origine e della gestione delle emozioni.

Amigdala 2

Negli ultimi decenni, grazie soprattutto al neuroscienziato statunitense Joseph LeDoux, sono stati condotti molti studi sul funzionamento dell’amigdala, dimostrando che essa svolge un ruolo primario nella gestione della paura e un fondamentale ruolo mnemonico: essa conserva tutte le nostre memorie emozionali, anche quelle di cui non abbiamo nessun ricordo cosciente (cfr. Goleman Intelligenza Emotiva pagg.42,45). L'amigdala è dunque l'archivio della nostra memoria emozionale. Ed è interessante vedere un particolare aspetto del suo funzionamento: essa risponde, in un’esperienza corrente, con quanto appreso nel passato. Quando la situazione presente e quella passata hanno un elemento chiave simile, l'amigdala lo identifica come un’associazione e ci comanda molto velocemente di reagire secondo input registrati in episodi simili nel passato,  anche molto remoto. E risponde precipitosamente con pensieri, emozioni e reazioni apprese allora e fissate in risposta ad eventi analoghi. 

Succede spesso che subito si avverte il disagio, ma non si è in grado di contrastarlo con un diverso comportamento. La nostra reazione è partita automaticamente dall’amigdala, che ha mandato i suoi impulsi senza passare per la corteccia.  

A volte inizia così anche un circolo vizioso; infatti, avvertendo che una data situazione ci conduce ad atteggiamenti che non riusciamo a controllare, si origina proprio la paura. Paura di quella situazione, ansia, senso di colpa per non saperla gestire, disagio, che provoca a catena altri atteggiamenti disfunzionali o dannosi per noi. 

amigdala 3

Importanti esperienze scientifiche hanno dimostrato però che l’amigdala si può rieducare: si può imparare a distogliere la mente da quelle risposte che automaticamente essa propone, portando l’attenzione su altri stimoli, ovvero mandandole nuovi segnali, ripetuti nel tempo, che si sostituiscano ai vecchi. Questi a poco a poco saranno acquisiti e diventeranno la nuova base per l’interruttore delle emozioni, generando alfine velocemente le risposte per noi più adeguate. 

In questo processo, la consapevolezza e l’autocompassione possono svolgere un ruolo fondamentale: quando arrivano momenti di crisi, e scattano quelle risposte automatiche che abbiamo scelto di non volere più, possiamo comprendere che potrebbero essere partite direttamente da un segnale dell’amigdala e, grazie a questa consapevolezza, nutrirci con atteggiamenti diversi da quello della paura. Possiamo inviare a noi stessi pensieri e parole benevoli, di accettazione e di rinforzo: calma, pace, luce, gratitudine, presenza. 

L’amigdala, abituata a ripescare input di vecchie esperienze, e sentinella della paura, può così iniziare a ricevere nuovi stimoli ri-educativi. Sollecitata con costanza, a poco a poco li registrerà ed arriverà poi a rispondere in base ad essi. 

E, se altre volte ancora scatteranno risposte automatiche, potremo accettarle con benevolenza, ricordando senza paura le nostre libere scelte, consapevoli che quella risposta non è definitiva e che, probabilmente, il nuovo comportamento sarà una meta ogni volta più vicina. 

di Lucia Bertocco.

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