L’erba del vicino è sempre più verde?. L’invidia: riconoscerla e trasformarla

Cos’è l’invidia?

“L’erba del vicino è sempre più verde” è un detto popolare che mette in luce quanto siano frequenti invidia e paragoni. Ma cos’è esattamente l’invidia? La potremmo definire una forma di ostilità nei confronti di chi è superiore, la sensazione che qualcuno sia migliore di noi. In altre parole, l’invidia è il risentimento nei confronti di colui che ha un oggetto o una qualità desiderabili che noi sentiamo di non avere e di non poter ottenere.

L’invidia, però, non è la volontà di ottenere l’oggetto o il vantaggio che si invidia. Piuttosto è l’oscuro desiderio che quella persona perda quell’oggetto o quella qualità. L’invidia è il piacere perverso, la gioia maliziosa (per i tedeschi, la Schadenfreude) che si prova quando la persona invidiata fallisce o soffre.

Alcuni studiosi, come Salovey e Rodin, hanno sostenuto che proviamo invidia quando il paragone riguarda competenze e qualità che rivestono particolare importanza per la definizione di noi stessi. Invidiamo ciò che non abbiamo perché crediamo sia fondamentale averlo rispetto all’idea che abbiamo di noi.

Concettualmente, non si può invidiare “verso il basso”. Per definizione, infatti, l’invidiato è avvantaggiato rispetto a colui che invidia. Ma la percezione di tali vantaggi è puramente soggettiva: ad esempio, un disoccupato che ha molto tempo libero per sé può invidiare il direttore di banca per il suo ruolo e, al tempo stesso, il direttore di banca può invidiare il disoccupato per tutto il tempo libero che ha a sua disposizione.

L’invidia, poiché è considerata un’emozione “sbagliata”, molto spesso viene negata, repressa o mascherata: “In silenzio, spero tu perda ciò che io non ho.” Ammettere di essere invidiosi significa dichiararsi in qualche modo inferiori rispetto ad un’altra persona.

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 Cosa non è l’invidia?

Per chiarire maggiormente cos’è l’invidia, è utile distinguerla da altre emozioni con le quali spesso la confondiamo.

L’invidia non è gelosia

Mentre proviamo invidia quando vediamo che l’altro possiede qualcosa che noi non abbiamo, proviamo gelosia quando una terza persona minaccia ciò che già possediamo (spesso una relazione). Dal punto di vista emozionale, la gelosia provoca paura della perdita, ansia e rabbia. L’invidia invece attiva sentimenti di inferiorità, risentimento e vergogna della nostra stessa invidia.

L’invidia non è un desiderio innocente

Come già detto, l’invidia è sì un desiderio ma non tanto di ottenere qualcosa che non si possiede, quanto di vedere chi la possiede perderla. L’invidioso gode del fallimento altrui e le emozioni dell’invidia sono tutt’altro che innocenti.

L’invidia non è ammirazione 

Anche se spesso nel linguaggio comune ammirazione e invidia possono essere usati come sinonimi, in realtà sono due emozioni differenti. Nell’invidia, come detto sopra, vogliamo che l’altra persona perda la qualità che ammiriamo, mentre questo non accade con la semplice ammirazione: ad esempio, potremmo dire che “invidiamo” l’abilità di qualcuno di parlare in pubblico, ma non è detto che desideriamo che quella persona si prenda una laringite prima del suo discorso. In questo senso stiamo esprimendo ammirazione per la sua qualità.

Distinguere l’invidia da gelosia, desiderio innocente e ammirazione, ci aiuta a vedere che, a differenza di queste, è un’esperienza sgradevole per entrambe le parti: per l’invidioso perché nessuno gioisce nel sentirsi inferiore e ostile verso gli altri; e anche per chi è invidiato, perché a nessuno piace essere odiato e subire il chiacchiericcio silenzioso degli invidiosi.

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 Come liberarsi dall’invidia?

L’invidia ha le sue origini nel paragone: l’erba del vicino è sempre più verde. E, data la frequenza con cui ci paragoniamo agli altri, possiamo concludere che l’invidia è un’emozione universale. 

Per questo, per liberarcene, il primo passo è accettarla. Solo accettandola la possiamo riconoscere e guardare in profondità: conoscere come funzioniamo porta più consapevolezza nella nostra vita.

E possiamo riconoscere che l’invidia è anche il risultato della nostra programmazione: spesso invidiamo ciò che i nostri genitori invidiavano. Per esempio, un genitore con la fissazione del denaro e della ricchezza può averci trasmesso la sua invidia che ora proiettiamo su chi ha più soldi di noi. O ancora, se un genitore ha idealizzato un certo tipo di istruzione, potremmo invidiare chi ha studiato in scuole prestigiose o, più semplicemente, chi ne sa più di noi.

Inoltre, l’invidia ci porta a guardare con intensità, ma non con precisione. Quando siamo invidiosi stiamo idealizzando, perché immaginiamo che quella caratteristica tanto invidiata ci possa portare felicità e soddisfazione. Non solo: l’invidia non ci fa vedere tutto ciò di cui noi invece abbondiamo, ci rende ciechi verso noi stessi.

Entrando più nel dettaglio, ecco qualche suggerimento per gestire e trasformare l’invidia:

1. Dare un nome alle emozioni

Dare il nome a ciò che proviamo crea immediatamente un distacco da quella emozione, le mette dei confini e ci dà la possibilità di gestirla invece che subirla. Nominando l’invidia e le emozioni che derivano da essa, possiamo smascherarle e indebolirle.

2. Diventare consapevoli dei propri limiti… e accettarli

Soltanto riconoscendo i nostri limiti possiamo superarli. Ammettere di essere limitati e imperfetti neutralizza i rischi dell’idealizzazione e ci permette di vedere chi siamo con maggior precisione. Accettando con compassione noi stessi e le nostre carenze allontaniamo il senso di colpa e di inferiorità, terreno fertile per l’invidia. Solo così possiamo davvero compiere passi di crescita e migliorare le nostre competenze. 

3. Praticare la gratitudine verso noi stessi e verso gli altri

L’erba del vicino è sicuramente più verde, quando è l’unica che guardiamo! Se infatti iniziamo a mettere attenzione a tutto ciò che abbiamo, ecco che il mondo ci sembrerà un posto migliore, e non avremo bisogno di entrare in competizione con gli altri. Praticare la gratitudine significa riconoscere ogni giorno una nuova qualità del nostro essere; vedere quali competenze abbiamo sviluppato negli anni; comprendere quali frutti porta a noi e agli altri il nostro essere come siamo.

4. Allenare la generosità

Il miglior nemico dell’invidia è la generosità, sorella della gratitudine. Imparare ad essere grati e generosi nei nostri confronti ci fa guardare noi stessi con precisione, più che con intensità. Gratitudine e generosità sono potentissime anche nei confronti del prossimo e sono capaci di relegare la nostra invidia in un angolo. 

5. Esprimere gratitudine e generosità

Gratitudine e generosità “silenziose” sono piacevoli da provare ma poco efficaci per un vero cambiamento: se troviamo il coraggio di dichiararci grati apertamente, sia verso noi stessi sia verso gli altri, e di rendere concreta e attiva la nostra generosità, potremo godere sia della bellezza del nostro giardino, che del verde dell’erba del nostro vicino.

 

di Filippo Scarcia.

 

 

Tags: Generosità , genitori, noi stessi, invidia, emozioni, gelosia, ammirazione, innocente, gratitudine

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