Sbagliando s'impera. Come rendere il fallimento un’occasione di crescita.

La paura del fallimento è tra le paure più “sentite” dall’essere umano e il fallimento è una delle esperienze che più si cerca di allontanare. Sbagliare è una ferita che brucia. E quando succede, quell’errore prende tutta la nostra attenzione, come se tutto il resto non esistesse. Perché? Perché mettiamo così tanta attenzione sui nostri sbagli?

Facciamo un test:

1x7=7

2x7=15

3x7=21

4x7=28

5x7=35

6x7=42

7x7=49

8x7=56

9x7=63

10x7=70

Dove si è fermato il pensiero?  Su quel 2x7=15 che non è corretto. La mente viene catturata dall’errore e le altre 9 soluzioni corrette passano in secondo piano. Questo succede perché veniamo programmati a prestare attenzione a ciò che è sbagliato. Solitamente, fin da quando si è bambini ci viene insegnato che fare bene qualcosa è normale, giusto, addirittura dovuto, mentre fare male qualcosa è gravissimo, e la conseguenza è essere ripreso, criticato, addirittura punito. 

Ci viene insegnato a notare e a dare peso a ciò che non va: da quando siamo piccolini vediamo come mamma e papà si arrabbiano per le nostre marachelle o quando disobbediamo; sperimentiamo come ci puniscono o ci rimproverano perché ci siamo fatti male; oppure sentiamo come ci fanno sentire così tanto fenomeni di bravura che si ha il terrore di deluderli.  In base a quanto sostiene la teoria della sindrome dell’amore negativo, come bambini siamo egocentrici e non siamo in grado di discernere tra noi e i nostri genitori, o tra azione sbagliata e io sbagliato e ci assumiamo tutta la colpa: “è impossibile che loro si stiano sbagliando”, “se si arrabbiano con me, di sicuro è perché io ho qualcosa che non va”. E per non perdere quell’amore necessario per sopravvivere, mettiamo in dubbio noi stessi e dentro di noi rimane la credenza: Ho sbagliato=io sono sbagliato

Quando poi nella vita ci accade di fallire, si riapre quella ferita dell’infanzia che mette in dubbio la nostra identità: i fallimenti diventano una conferma del fatto che io sono sbagliato ed è per questo che quando viviamo un fallimento reagiamo così dolorosamente.

Questo approccio alla vita è quindi frutto di quanto abbiamo imparato nell’infanzia, ma oggi non ne abbiamo più bisogno, e possiamo cambiare punto di vista. Questo non significa che i fallimenti, gli errori o le bucce di banana non ci saranno, ma che possiamo scegliere di vivere l’esperienza in modo costruttivo invece che distruttivo.

sbagliando 2

Come possiamo imperare (ed imparare) sbagliando?

Immagina di voler imparare a giocare a tennis: cosa fai? Probabilmente quello che hai fatto tutte le volte in cui hai voluto imparare qualcosa di nuovo per te. In questo caso forse chiedi ad un maestro di insegnarti a giocare, con la certezza che lui lo sappia fare meglio di te. Le prime volte che colpirai, la pallina andrà da tutte le parti, sbaglierai, e sbaglierai e sbaglierai. Sei ad un bivio: subire la frustrazione data dal non sapere ancora giocare e decidere di smettere (quindi di non imparare più a giocare a tennis); o accettare quella frustrazione, dandoti il tempo per crescere, notando via via i miglioramenti, esprimendo compassione per te quando sbagli, continuando a provare, e poi sbagliare, quindi aggiustare il tiro, fino ad arrivare a colpire sempre meglio la palla e così facendo migliorerai. Tutto lascia presumere che anche il maestro in questione ha iniziato proprio così! Per citare un altro esempio sportivo, è interessante sapere che nel judo la prima cosa che si insegna ai giovani allievi non è tanto lottare o atterrare l’avversario ma come cadere al tappeto!

I bambini piccoli sono bravissimi nell’insegnarci a rispondere agli errori con amore per noi stessi: quando iniziano a camminare cadono, si rialzano, ricadono, si rialzano e non mettono mai in dubbio il fatto di poter avere successo, si fidano dei loro progressi, sanno che prima o poi ci riusciranno, è solo una questione di tempo e pratica! 

Di fronte agli errori possiamo scegliere di ascoltare il nostro lato oscuro, quella parte dentro di noi che ci sabota, che mette in dubbio le nostre capacità, che ci svaluta, ci critica, ci demoralizza; oppure possiamo scegliere di ascoltare il nostro Io essenziale, che non è vittima dei condizionamenti, che si fida di noi, che ci guida con amore verso il nostro bene e che, molto probabilmente, non considera le sfide della vita come fallimenti ma come occasioni per imparare!

Se sapessimo già fare tutto non avremmo più nulla da scoprire su di noi! Se avessimo potuto fare meglio di come abbiamo fatto, sicuramente l’avremmo fatto, questo è il punto.

Sbagliare fa parte dell’evoluzione umana. Edison ha inventato 2000 lampadine “sbagliate” prima di capire come far funzionare quella che noi tutti usiamo oggi. Il 90% dei prodotti che escono sul mercato sono frutto di errori precedenti. Sbagliare non è l’eccezione ma la regola, è la cosa più naturale che possa accadere: se non sbagli, se non cadi, se non inciampi (e certamente ci potranno essere delusione o frustrazione) non potrai avere l’occasione per crescere e diventare più forte, non potrai scoprire nuove risorse in te, non potrai imparare a conoscerti meglio per utilizzare sempre di più il tuo carattere a tuo vantaggio e non contro di te.

Potresti scoprire che avevi bisogno di quello scivolone per fare un passo avanti o forse potresti scoprire che stai semplicemente chiedendo troppo a te stesso, che stai alzando troppo l’asticella, o forse nella vita hai imparato a procrastinare, a rimandare a dopo, o che stai facendo per gli altri e non per te o che non credi fino in fondo a te e a chi tu sei in realtà. 

sbagliando 3

Imparare dai fallimenti e rischiare di sbagliare richiede coraggio, fatica, impegno e responsabilità. E forse possiamo sentire ancora un po’ di frustrazione o di delusione, ma quel sentire è energia che si muove. Allora perché non direzionarla nell’imparare, crescere, migliorare e conoscersi sempre meglio, senza smettere mai, nemmeno per un attimo di amare e di rispettare noi stessi? Comprendere i nostri errori, perdonarci per ciò che è successo e che ormai non si può più cambiare, migliorare dove possiamo farlo, rimediare dove abbiamo causato danno ad altri, accettare ciò che non può essere (almeno per il momento) diverso da ciò che è, vivere la bellezza del viaggio e non la brama del risultato forse ci permetterà di non interpretare più le sfide che la vita ci propone come “fallimenti” o “sbagli” ma come ottime opportunità per crescere!

“Nella vita non si vince e non si perde, non si fallisce né si trionfa. Nella vita si impara, si cresce, si fanno scoperte; si scrive, si cancella e si riscrive; si tesse una tela, la si scuce e si cuce di nuovo.”

-Ana Cecilia Blum-

di Manuela Galiazzo.

Tags: compassione, amore, paura, sbagliare, fallimento, colpa, io essenziale, imparare, opportunità, crescere, energia

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